La corretta potatura delle rose rampicanti e rose sarmentose

P.A. Fulvio Betta

Cenni storici

La rosa accompagna l’esistenza dell’uomo da migliaia di anni ed è sempre servita per ornare giardini e case dei potenti. Pare che i primi a selezionare rose siano stati i Cinesi, ma di rose si interessavano anche gli Egiziani e i Greci. Principalmente in Europa si parla di varietà come Rosa Gallica e Rosa Canina e con l’avvento delle crociate viene aggiunta anche la Rosa Damascena. Nel medioevo oltre che nelle corti più suntuose la rosa fa la sua comparsa anche nei monasteri, ma più che alla bellezza si guarda alle virtù medicinali della pianta. Nel 15° secolo ricordiamo la famosa guerra delle due rose fra le nobili casate dei Lancaster che avevano come simbolo una rosa rossa (rosa gallica officinalis), e degli York che ostentavano come stemma araldico una rosa bianca (sempre rosa gallica). Nei secoli a seguire è sempre più sviluppata la ricerca nella selezione delle rose partendo da incroci e da mutazioni spontanee. Ma sarà con l’arrivo di nuove specie dall’oriente che si incrementeranno le varietà. Negli ultimi secoli la selezione e il miglioramento di nuove rose ha interessato tutto il mondo con una costante e continua ricerca. Tutte le varietà sono state interessate e lo sono tutt’oggi con la creazione di un gran numero di nuove cultivar; fanno eccezione proprio le varietà che a noi interessano, ovvero le rampicanti e le sarmentose che dagli anni “50 del secolo scorso non hanno avuto grandi novità.

Il roseto del parco comunale

Rose rampicanti e rose sarmentose

Ho parlato di rose rampicanti e rose sarmentose perché sono quelle che ci interessano. Infatti nel parco comunale è presente un importante raccolta di tali rosai. Il parco presenta un viale di notevole ampiezza che si snoda sui lati perimetrali delimitato da doppie siepi di bosso da ambo i lati, che cingono l’impianto dei rosai; che possono dare la loro massima espressione floreale grazie a una struttura metallica ad archi tenuti uniti da cordine su cui vengono appunto allevate. Fino a qualche anno fa si contavano oltre 320 esemplari di rosa prevalentemente rose rampicanti, ma sono ben presenti anche delle sarmentose, delle canine e delle Galliche. Sono ancora presenti esemplari originari messi a dimora all’atto della costruzione del parco sul finire degli anni “50. Lo stato fitosanitario è discreto considerando che gli interventi fitosanitari sono sempre stati ridotti all’indispensabile negli anni in cui mi sono occupato della gestione, scelta dettata dall’esigenza di tutelare i fruitori del parco, (in modo particolare i bambini, questi infatti tendono a toccare tutto ciò che li attira e la presenza di sostanze chimiche presenti nei trattamenti antiparassitari avrebbero potuto creare problemi alla salute), si è provveduto con concimazioni organiche e con un piccolo apporto di concimi minerali nel momento della fioritura (aprile/maggio) convinto che un buon stato nutrizionale sia alla base di un buon stato di salute. La rosa come tutte le piante può vivere anche senza la manutenzione dell’uomo ma la notevole produzione dei rami rende le piante in breve totalmente affastellate, caotiche e con getti sempre meno vigorosi, con fiori sempre più piccoli e in minor numero. Con la pratica colturale della potatura si cerca di garantire alla pianta la massima insolazione (ricordiamo sempre che la rosa è una pianta da pieno sole) necessaria per un buon sviluppo e un giusto rapporto di rami a fiore rispetto alle possibilità nutrizionali, ottenendo, fattore non meno importante, un aspetto gradevole.

Come fare una buona potatura

Non è possibile effettuare cure colturali e, a maggior ragione, cimentarsi nella pratica della potatura, senza una buona capacità di osservazione, poniamoci davanti alla rosa e impariamo ad osservarla partendo dal piede:

Per prima cosa osserviamo attentamente lo stato sanitario.

Rami incrostati da funghi, secchi, danneggiati da pratica colturali approssimative (ad esempio zappettatura), con macchie nerastre o vistosi disseccamenti sono da eliminare con una potatura rasente alla pianta.

Le aberrazioni talora presenti (appiattimento-ovalizzazione del ramo) di regola sono da eliminare, anche se per esperienza ho notato che non sono di impedimento al passaggio della linfa e al vivere della branca colpita. Valutiamo poi la presenza di nuovi getti vigorosi privi di biforcazioni sui rami dell’anno, che sono quelli che daranno i migliori fiori, pertanto assolutamente da lasciare e favorire. Ognuno potrà servire per sostituire un ramo più vecchio riconoscibile per la presenza di rametti secondari o addirittura terziari ecc., possibilità molto rara e riservata ad alcuni esemplari molto vecchi e malandati che tuttavia vengono ancora allevati per la bellezza del loro fiore anche se non più in grado di produrre nuovi rami dell’anno.

Tipi di potatura

Nei rosai distinguiamo due tipi di potatura:

  1. Potatura secca o invernale
  2. Potatura verde o estiva
  • La prima è la più importante è quella che asporta una percentuale maggiore di rami e di solito si esegue dall’autunno in poi sempre, possibilmente, dopo che è iniziata la migrazione degli Antociani (pigmenti vegetali idrosolubili presenti nei fiori, nei frutti, nelle foglie o nei fusti di molte piante che assumono colori diversi) e dei Flavonoidi (sostanze naturali che si trovanonella frutta ecc. con proprietà antiossidanti) alle foglie per provocarne il cambio di colore e la successiva caduta. La presenza delle foglie ci garantisce circa la riconoscibilità dell’ubicazione della gemma che è sempre presente dietro l’attaccatura della foglia. Dopo la caduta delle foglie le gemme sono minute ma alla fine dell’inverno saranno molto grosse e il tempo per eseguire una potatura corretta starà per scadere, durante la manipolazione dei rami sarà molto facile perderle, in modo particolare nelle operazioni di legatura.
  • La seconda è una pratica che assorbe molto impegno e non è semplice (per la presenza del folto fogliame) ed è volta ad eliminare le infiorescenze appassite per evitare la formazione dei frutti Cinorrodi (è un falso frutto, ossia un frutto derivante da strutture fiorali diverse dall’ovario, tipico del genere Rosa) che alla pianta costano molte energie nutrizionali.

La potatura del ramo a fiore

Ovvero di quel ramo che ha già rametti secondari o terziai consiste nel lasciare una gemma (max due) a fiore per ogni singolo rametto (nel nostro particolare tipo di rose non ha molto importanza la scelta della gemma ben posizionata, trattandosi di piante sviluppate in altezza non sussistono problematiche legate alla luce). Il taglio va praticato a non più di 6/8 mm. al di sopra di una gemma con una lama (cesoie) ben affilata, in modo da eseguire un taglio netto senza sfilacciature.

Il taglio deve essere angolato verso il basso dalla parte opposta alla gemma in modo che l’acqua defluisca. Il taglio non deve essere troppo vicino alla gemma perché potrebbe danneggiarla, ma neanche troppo lontano perché il moncone dello stelo invece di cicatrizzarsi potrebbe seccare con uno sgradevole effetto visivo.

Nel taglio di rami di grosse dimensioni è utile servirsi di trance dai manici lunghi o di un seghetto.

Successivamente alla potatura si provvederà al posizionamento dei rami dell’anno per la sostituzione dei rami più vecchi, stendendoli pazientemente sui fili, magari privilegiando i fili ad altezza di sguardo e orizzontali, che garantiranno un gran colpo d’occhio, seguiranno a raggera quelli che salgono a coprire la volta del berceau. Se possibilità evitate gli intrecci ma stendete i rami all’esterno dell’orditura dei fili (meglio) o all’interno verso di voi. Fermate poi i rami con legacci in numero adeguato e stabilite una lunghezza massima oltre la quale il ramo va reciso; ad esempio quando incontrate sul medesimo filo il ramo della rosa accanto. Anche nella parte alta sarebbe buona regola non superare le mezzerie della volta se dalla parte opposta sale la rosa dirimpettaia (ma questa non è una regola ferrea). Nel periplo avrete la possibilità di trovare una buona parte di rami dell’anno lunghi 2,5-3,5 ml. E in alcuni casi anche lunghi il doppio (forse non quest’anno a causa della siccità); sta a voi valorizzarli nel migliore dei modi. Finito di legare se vi restano ancora rami dell’anno non utilizzati potreste valutare un utilizzo per la produzione di talee semi legnose da piantumarsi in solchi in terreno idoneo. Duole ricordare (ma avrete inevitabilmente modo di constatare) che il detto non c’è rosa senza spine è da alcuni anni più che mai vero a seguito della scomparsa dell’unico esemplare senza spine presente al parco.

Il metodo e le raccomandazioni contenute in questa dispensa si applica solo a rosai rampicanti e sarmentosi per tutti gli altri la potatura è decisamente più drastica.

Riteniamoci fortunati che per la legatura non si utilizzazioni più i rami di salix viminalis (in dialetto stropei) ma un filo di ferro coperto di carta.

 A questo punto non mi rimane altro che augurarvi buon lavoro.

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